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30.08.10 [Cagliari]
Massimo Putzu: la Sardegna ultima secondo Il Sole 24 Ore, necessarie le riforme

Massimo Putzu: la Sardegna ultima tra le regioni nei progressi socio economici degli ultimi dieci anni. Necessario attivare piano di stimolo della domanda e varare riforme strutturali. In caso contrario la crisi attuale potrebbe rivelarsi solo un “assaggio”

 
L’ indagine pubblicata oggi dal Il Sole 24 Ore e condotta insieme al Centro Studi Sintesi prendendo in esame 43 indicatori relativi agli Obiettivi di Lisbona colloca la Sardegna all’ultimo posto per i progressi sul versante socio-economico negli ultimi dieci anni.

Potremmo parlare di un “decennio perduto” nel quale la Sardegna ha collezionato posizioni sotto la media e performance negative in tutti i campi, con la sola eccezione dell’ambiente, dove presenta la dinamica migliore, che però non è ancora sufficiente per allinearsi alla media nazionale.

Particolarmente negative appaiono le performance nel campo della Salute (-10,0 punti percentuali rispetto alla posizione del 2000), dell’economia (-1,6%) e dell’Istruzione (-1,1%).

I dati testimoniano una perdita di competitività del sistema Sardegna nel suo complesso e l’inefficacia delle politiche e degli interventi finora attuati.

Soprattutto ricordano a noi tutti, alla ripresa da questa pausa estiva nella quale abbiamo vissuto in uno “stato di sospensione” nel si è parlato molto di assetti politici e poco di economia, che invece i rischi e le debolezze che caratterizzano la nostra Regione sono alla base della durezza con la quale la crisi finanziaria globale del 2007-2008 ci ha colpito.

Se dovesse perdurare questo stato di “inattività” potremmo essere travolti dalle scosse di assestamento della crisi che si stanno profilando all’orizzonte e che fanno ritenere assai probabile una nuova battuta d’arresto, con il prolungarsi di deflazione e stagnazione.

Prima della pausa avevamo sollecitato a porre immediatamente in agenda gli interventi necessari a sostenere la crescita nel breve e nel medio periodo:
  • riduzione dell’indebitamento e chiusura della vertenza entrate dando immediata attuazione agli accordi Stato-Regione, unitamente ad accordo su Patto di Stabilità;
  • controllo della dinamica della spesa pubblica, specie di quella sanitaria, e taglio alla spesa inefficiente;
  • recupero delle risorse FAS 2000-2006 nell’ambito della riprogrammazione prevista a livello nazionale e piena attivazione di quelle 2007-2013;
  • accelerazione della spendita delle risorse comunitarie e piena attivazione di tutte le misure previste all’interno dei Programmi Operativi FESR e FSE;
  • avvio Infrastrutture Strategiche e Piano Infrastrutture regionali;
  • riduzione dei tempi dei pagamenti della pubblica amministrazione;
  • presentazione di un piano straordinario per l’istruzione e la formazione;
  • presentazione dei DDL su Istruzione e Semplificazione, inizialmente previsti nel primo trimestre 2010;
  • sostegno alla ricerca e innovazione industriale e alla green economy;
  • sviluppo di un’industria turistica moderna.
Si tratta di interventi che andavano attuati quando la crisi si è profilata all’orizzonte e che avrebbero dovuto essere rafforzati nel corso di questo biennio. Le misure di stimolo congiunturale messe in atto a livello regionale in questo biennio, a fronte del perdurare della flessione dei consumi, potrebbero infatti rivelarsi parzialmente inefficaci perché “si può portare un cavallo al fiume, ma non lo si può costringere a bere”, ed in questo momento la spesa per investimenti è anemica, poiché gran parte della capacità produttiva del nostro sistema economico resta inutilizzata.

Perché mai in questo clima, le aziende dovrebbero intraprendere nuove spese in conto capitale?
Si tratta dunque di affiancare gli interventi di sostegno a suo tempo previsti con veri e propri piani di stimolo sul fronte della domanda, mettendo rapidamente a disposizione del sistema tutte le risorse disponibili.

Ecco perché le problematiche legate a Entrate, Patto di Stabilità, FAS, ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione, infrastrutture vanno risolte subito e non il prossimo anno.

Come al contempo vanno dispiegati tutti gli sforzi necessari per evitare il tracollo definitivo del nostro sistema industriale.

Vi è poi la necessità di affiancare queste misure con interventi più strutturali, per esempio nel campo dell’istruzione, dove registriamo un ritardo a dir poco vergognoso, perché se è vero che la crisi può essere definita sicuramente eccezionale per la sua portata non è certo stata del tutto inattesa in quanto la “nostra” difficoltà ha radici profonde nella mancanza delle riforme strutturali necessarie a consolidare il nostro sviluppo, come testimoniano bene i dati pubblicati oggi da Il Sole 24 Ore.

Se continuiamo a “tergiversare” in attesa di non meglio precisati “chiarimenti politici” e di “rilanci nell’azione di governo” salvifici rischiamo che la crisi appena trascorsa non sia che un assaggio di ciò che ci aspetta nei prossimi mesi.

(Confindustria Sardegna)
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