ALBERTO CELLINO ELETTO NUOVO PRESIDENTE DELLA CONFINDUSTRIA SARDEGNA


Questa mattina il Consiglio di Presidenza della Confindustria Sardegna ha eletto all’unanimità Alberto Cellino nuovo Presidente dell’Associazione degli industriali regionale.

Nato a Cagliari nel 1966 e cresciuto all'interno della realtà imprenditoriale fondata dal padre Ercole, Alberto Cellino è l’imprenditore che, da oltre quarant'anni, guida un Gruppo Industriale che oggi occupa oltre 800 lavoratori e che rappresenta una delle principali realtà agroalimentari italiane, con una presenza consolidata lungo l'intera filiera cerealicola e alimentare.


Nel corso della sua attività imprenditoriale, Alberto Cellino ha dimostrato come sia possibile coniugare crescita economica e responsabilità sociale attraverso un modello industriale fortemente integrato, capace di coniugare tradizione, innovazione, sostenibilità e valorizzazione del territorio, affermandosi come punto di riferimento nei settori della molitura, della produzione di pasta, dei prodotti da forno, della mangimistica, della logistica, del turismo e della grande distribuzione organizzata.


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IL RISPARMIO CHE NON DIVENTA CAPITALE: RICCHEZZA FINANZIARIA E DEFICIT DI INVESTIMENTO IL SARDEGNA

La Sardegna non è priva di patrimonio, ma una parte troppo ampia della ricchezza delle famiglie resta immobilizzata nelle abitazioni o ferma sotto forma di depositi bancari, trasformandosi solo limitatamente in capitale finanziario, investimento produttivo e crescita. È quanto emerge dal nuovo report del nostro Centro Studi di Confindustria Sardegna, intitolato “Il risparmio che non diventa capitale: ricchezza finanziaria e deficit di investimento in Sardegna”.

Dallo studio emerge che alla fine del 2024 la ricchezza netta delle famiglie sarde ammontava a circa 251 miliardi di euro, pari a 160 mila euro per residente. Il dato colloca l’Isola sopra la media del Mezzogiorno, ma nettamente al di sotto della media italiana, prossima ai 199 mila euro pro capite. Il divario è quindi pari a circa 39 mila euro per abitante.

Il problema non riguarda però la componente reale del patrimonio: le famiglie sarde dispongono infatti di attività reali per circa 122 mila euro pro capite, un valore persino superiore alla media nazionale. La distanza si manifesta invece sul piano finanziario: in Sardegna le attività finanziarie ammontano infatti a poco più di 53 mila euro per abitante, contro gli oltre 100 mila euro della media nazionale.

Il divario della Sardegna non riguarda tanto la consistenza complessiva del patrimonio delle famiglie. È piuttosto una regione nella quale una quota rilevante della ricchezza è allocata in maniera poco produttiva e risulta difficilmente trasformabile in capitale disponibile per investire, innovare, finanziare nuove imprese o sostenere percorsi di crescita.

Il report evidenzia un problema di composizione. Nel 2024 le attività finanziarie delle famiglie sarde ammontavano a 83,3 miliardi di euro. Di queste, 32,3 miliardi erano detenuti sotto forma di depositi bancari e risparmio postale, pari al 38,8 per cento del totale. Titoli, azioni, partecipazioni e fondi comuni valevano invece 33,7 miliardi, pari al 40,5 per cento, ben al di sotto del 51,8 per cento della media nazionale.

La nostra Associazione, con questo studio, ha stimato che, se nel 2014 la Sardegna avesse mantenuto lo stesso ammontare di attività finanziarie ma con una composizione più vicina alla media italiana, il maggior rendimento atteso nel decennio 2014-2024 sarebbe stato pari a circa 8,1 miliardi di euro. In uno scenario più ampio, che considera anche una riallocazione complessiva simile a quella media nazionale, il potenziale aggiuntivo arriverebbe a 10,3 miliardi.

Le ricadute colpiscono anche il sistema produttivo. In una regione fatta soprattutto di piccole e medie imprese, già penalizzate da insularità, costi logistici, mercato interno ridotto e difficoltà di attrarre capitali esterni, la debolezza della ricchezza finanziaria limita ulteriormente le risorse disponibili per investire, innovare e crescere.

 
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